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Opinioni su kybun

Josef Lingenhöle, ginecologo da Svizzera

Avendo lavorato nel campo della ricerca, mi piace sperimentare. Visti i benefici, ne sono molto convinto. Mia moglie ha detto che non potrebbe più immaginarsi senza queste scarpe, dovrebbe cambiare tutte le altre. Ne è entusiasta. Mi riferisco ora soprattutto a chi ha già avvertito disturbi. Per i dolori muscolo-scheletrici, così come in caso di disturbi neurologici, queste scarpe possono essere un vero aiuto. Penso che le donne in gravidanza possano trarne un gran giovamento, sia durante la gravidanza stessa che dopo, durante l’allattamento, un periodo in cui le articolazioni presentano ancora un’elasticità maggiore e necessitano per questo di particolare attenzione.

Josef Lingenhöle, ginecologo da Svizzera

Dr. Holdener, dalla Svizzera

Voleva essere, in realtà, un tentativo. Non potevamo contare su alcun principio scientifico che ne garantisse l’effettivo successo. Con stupore abbiamo poi dovuto constatarlo anche per i cosiddetti disturbi del movimento di natura neurologica, come la SM o il Parkinson. Ovviamente abbiamo anche pazienti con paralisi insorte, ad esempio, dopo un trauma cranico. Li abbiamo fatti camminare sul tappeto morbido ed elastico kyBounder. Abbiamo notato che la situazione è migliorata dal punto di vista clinico. Per i pazienti affetti da Parkinson, ad esempio, questo ha comportato una riduzione improvvisa, se non addirittura, una completa eliminazione dei medicinali assunti. Non hanno manifestato più alcun tremore. Anche nei pazienti affetti da SM, abbiamo constatato un miglioramento, anche se sono stati per lo più i pazienti affetti da Parkinson a trarne effettivamente i massimi benefici. Tuttavia, anche i paralitici hanno constatato miglioramenti a livello di movimento. Come sia stato possibile arrivare a tanti miglioramenti, resta tutt’ora per noi un enigma, non riusciamo a spiegarcelo. Possiamo affermare dunque soltanto una cosa: la stimolazione della prioprocezione e degli arti inferiori comporta anche una stimolazione del tessuto cerebrale perché torna ad attivare determinate interazioni finora interrotte. Questo è tipico nei pazienti con Parkinson. Siamo ancora molto lontani dal poter affermare che questi risultati possano sortire lo stesso effetto su altri malati di Parkinson. Certo, che si tratti di una conseguenza è un dato di fatto tanto sorprendente, quanto rassicurante. Sarà d’aiuto a questi pazienti.

Dr. Holdener, dalla Svizzera